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OCCHI

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Entropion: parte o tutto il bordo della palpebra è rivolto verso la cornea. Se affetto da questa patologia l’animale: ammicca frequentemente, prova fastidio e dolore e si sfrega l’occhio. Quest’ultimo, spesso, oltre ad essere arrossato e lacrimante, si presenta semichiuso. Patologia comune nel cane, più rara nel gatto. Le cause possono essere diverse e per essere risolta necessita di un intervento chirurgico (blefaroplastica).

Ectropion: parte della palpebra inferiore è ruotata verso l’esterno. Questa malformazione, normalmente di origine congenita, provoca infiammazioni e secchezza oculare, dato che la congiuntiva è esposta ad agenti esterni quali polvere e batteri. Tutti i cani possono presentare questa patologia, anche se le razze che presentano una lassità dei tessuti cutanei (Bracco tedesco, Bulldog Inglese, Bulldog Francese Chow-Chow, Cocker Spaniel Americano e Inglese, Labrador Retriever, Shar Pei) sono normalmente più predisposte. Necessita di un intervento chirurgico.

Distichiasi: crescita di ciglia in posizione scorretta. Si tratta di una patologia molto dolorosa in cui le ciglia crescono sul bordo, troppo vicino all’occhio, e sfregano sulla cornea. Ci si accorge di questa condizione perché il cane ammicca frequentemente strizzando gli occhi. È solitamente presente una lacrimazione importante e l’occhio si presenta arrossato. Tutti i cani vi possono essere soggetti, anche se alcune razze sono più predisposte di altre.


La congiuntiva è un rivestimento trasparente che ricopre la superficie interna delle palpebre e l’occhio (tranne che nella sua parte corneale, dove è assente). La sua funzione è quella di proteggere l’occhio.

Congiuntivite: infiammazione della congiuntiva, che si presenta arrossata. Può comportare la presenza di secrezioni, e spesso è accompagnata da bruciore e prurito. Le cause della congiuntivite possono essere differenti: batteriche, virali, allergiche.

 


La ghiandola lacrimale è una struttura collocata alla base della terza palpebra (o nittante), nella porzione interna (non è quindi normalmente visibile). Contribuisce (per circa il 35%) alla produzione del film lacrimale, indispensabile per la lubrificazione, congiuntamente alla ghiandola lacrimale orbitale.

Cherry eye (occhio a ciliegia): è il prolasso della ghiandola lacrimale della terza palpebra. In alcune circostanze questa ghiandola può infiammarsi, aumentare di dimensioni e rendersi evidente. Visivamente appare come una massa rossa sporgente tra il margine superiore della membrana nittante e la superficie oculare. L’aspetto è molto simile a quello di una ciliegia; da qui il nome “cherry eye”.

Questa patologia è molto frequente nei cani brachicefali e nei molossoidi (bulldog inglesi e francesi, carlini, mastini napoletani, cani corso, mastiff), ma tutte le razze possono esserne soggette. Si presenta solitamente nei primi anni di vita.

Il trattamento chirurgico per il riposizionamento in sede della ghiandola è fortemente consigliato, dal momento che questa produce il 35% del film lacrimale, che a sua volta è importantissimo per prevenire danni corneali e cheratocongiuntiviti secche.


La cornea è un tessuto trasparente che riveste la superficie anteriore dell’occhio. Permette ai raggi luminosi di entrare prima di attraversare il cristallino e convergere sulla retina.

Cheratiti: patologia che compromette l’integrità della cornea, che perde la sua trasparenza. Le cause possono essere di origine traumatica o infettiva. Se il danno è importante si può arrivare alla cecità.

Abrasione corneale, ulcera corneale: è una lesione superficiale della cornea che può essere dovuta a corpi estranei (polvere, sabbia), a graffi o a predisposizioni di razza (distrofie). La lesione è molto dolorosa, causa iperlacrimazione, bruciore e ammiccamento delle palpebre. L’animale sfrega l’occhio e può peggiorare la situazione.


È una lente trasparente, discoidale a forma di mandorla, posta tra l’iride ed il corpo vitreo. È ancorata al corpo ciliare tramite dei legamenti, si trova sospesa e si modifica automaticamente per la messa a fuoco delle immagini. La luce attraversa la cornea, poi la pupilla, e passa attraverso il cristallino (che funge da lente biconvessa). Quest’ultimo, tramite l’accomodazione, fa convergere i raggi luminosi esterni direttamente sulla retina.

Il cristallino è costituito da fibre di collagene distribuite in modo regolare. Questa disposizione è responsabile della sua trasparenza.

Cataratta di natura fisiologica: con il tempo il cristallino si opacizza (si ha un accumulo di pigmento proteico tra le fibre). A seconda della zona opacizzata si possono avere 3 forme di cataratta:

  • Cataratta nucleare (opacizzazione della zona centrale del cristallino)
  • Cataratta corticale (opacizzazione della zona superficiale)
  • Cataratta sottocapsulare posteriore (opacizzazione del cristallino nella parte più lontana dalla pupilla)

La cataratta può altresì essere il risultato di cause: ereditarie (corredo genomico di molte razze), metaboliche (diabete), nutrizionali (rare), traumatiche ed infiammatorie (uveite).

Il trattamento è chirurgico. L’intervento nel cane e nel gatto viene eseguito da uno specialista, ed è identico a quello eseguito sull’uomo. Una volta rimosso il cristallino patologico si provvede a sostituirlo con una lente artificiale.


La pupilla è un foro che fa entrare la luce nell’occhio. Appare nera perché gran parte della luce che entra non può più uscire. S i dilata aumentando le sue dimensioni in ambienti con poca luce, si restringe, al contrario, quando la luminosità aumenta per evitare danni alla retina. Il diametro della pupilla dipende dalla contrazione dei muscoli dell’iride, un riflesso involontario che dipende dal sistema nervoso autonomo. Le dimensioni della pupilla possono variare anche in seguito a stimoli emozionali quali paura e rabbia, o a causa di patologie neurologiche.

Iridociclite: è una patologia infiammatoria.  Le cause possono essere: traumatiche, infettive (virus e batteri), sistemiche, immunitarie, allergiche, metaboliche (diabete).

Questa patologia non va sottovalutata, e richiede un trattamento medico per evitare complicanze che possono danneggiare gravemente le strutture oculari portando, nei casi più seri, a cecità.

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